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di LUIGI BRUNO - MERCATI FINANZIARI...

Preso da situazioni professionali e personali non scrivo da un bel po’ di mercati finanziari. Cerchiamo ora di mettere qualche puntino sulle “i” relativamente ad una situazione estremamente in ebollizione. Siamo in una fase in cui l’investitore è sballottato – psicologicamente – a destra e a manca dal susseguirsi di notizie politiche, finanziarie, economiche. La prima cosa da fare è di distinguere bene quelle che sono le speranze e le ipotesi da fatti, numeri, statistiche. Ognuno di noi “spera” che la situazione economico/finanziaria migliori; in tanti fanno ipotesi di scenari legati ad eventi in corso (si pensi all’attesa per le misure di salvataggio da adottare da parte del Governo Monti; qualche giorno addietro alle elezioni in Spagna…). Cosa diversa sono i numeri e le statistiche. In verità anche questi hanno una loro instabilità, soprattutto se valutati in periodi di tempo brevi. Si pensi al fantomatico spread (quanto lo Stato Italiano paga in più, rispetto alla Germania, per farsi finanziare sui mercati), alcuni giorni è alle stelle, poi sembra rientrare e, quindi, di nuovo si impenna. Resta ovvio che abbiamo la necessità che detto differenziale (spread) diminuisca drasticamente, ma al di là di considerazioni di breve termine, restano dei numeri, fatti, dati, molto allarmanti. Le economie dei paesi europei sono in una fase di stagnazione, bassa crescita, e le previsioni per l’anno prossimo sono di un perdurare della situazione. Ciò vale, con qualche distinguo, anche per gli USA. Gli organismi internazionali, vedi ultimo G20, non brillano affatto per capacità decisionali e lasciano, pertanto, aperte tutte le questioni che si erano riproposti di valutare/risolvere. Quasi tutte le economie capitalistiche mature si caratterizzano per tassi di disoccupazione, soprattutto giovanile, molto alti; si veda a tal proposito la Spagna, dove per gli under 30 siamo ad un tasso di disoccupazione intorno al 50%, e la stessa Italia. Esiste una crisi di fiducia nei confronti della capacità di Stati sovrani di ripagare alla scadenza i titoli emessi. Qui non stiamo riferendoci alla Grecia che è tecnicamente già fallita, ma all’Italia, Spagna, Portogallo, Irlanda e, da ultimo, tensioni in tal senso sembrano palesarsi anche per la Francia. Questa mancanza di fiducia ha determinato il netto deprezzamento di Titoli di Stato, si pensi a quelli italiani, che sono detenuti in quantità notevoli dalle banche. Ciò ha determinato, quindi, una minore liquidità disponibile per gli istituti di credito e, di conseguenza un restringimento del credito a favore delle aziende e famiglie, proprio in un momento di maggiore necessità da parte di questi ultimi soggetti. In passato in situazioni di stagnazione/recessione economica una delle prime manovre adottate è sempre stata quella della diminuzione dei tassi di interesse da parte delle Banche Centrali. Tra l’altro, non sempre tale manovra è stata risolutiva, si pensi al Giappone degli ultimi venti anni. Per quanto attiene alla zona euro e agli USA, va detto, che i margini di utilizzo di detta manovra sono estremamente ridotti. In questo contesto negativo, quindi, cosa deve fare l’investitore? Prima di tutto deve tener ben distinte, come dicevamo, le speranze, le ipotesi, dai dati. Poi, se deve investire delle somme, sappia che non c’è fretta per investire. Mi spiego meglio, attenzione a non credere che oggi sul mercato ci siano delle opportunità assolutamente imperdibili, da non lasciarsi scappare. Essere liquidi, non investendo o facendolo solo per una parte del capitale disponibile, può essere ben considerata una scelta strategica, soprattutto se detta liquidità, lontana da rischi emittente (eventualmente con una giusta diversificazione), è anche ben remunerata. Napoli, 22/11/11 luigibruno@libero.it

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