il Corriere del Mezzogiorno-
II calendario del paese assomiglia a uno specchio in frantumi.
Mentre a Genova torna il rito barbaro dell`azzoppamento antisistema e a Napoli, capitale delle multe non pagate, duecento violenti vanno all`assalto di Equitalia, sale — minaccioso come lo spread — un allarmismo mediático che trasforma perfino i suicidi in un fenomeno sociale.
Ma nessuno ascolta gli avvisi di burrasca. Cieca come una talpa, la politica continua a parlare linguaggi autoreferenziali e straordinariamente fuori dal tempo.
Sembra questo il rischio di Stefano Caldoro.
Socialista e berlusconiano, era arrivato a Palazzo Santa Lucia con i voti della destra, la pacatezza del riformista e un paio di assessori tecnici di qualità. Ma presto si è fatto invischiare da logiche d`antan.
Ha battagliato in modi tortuosi con l`Udc, ha giocato a rimpiattino con i fratelli coltelli del suo stesso Pdl, ha strizzato l`occhio al sindaco arancione. Infine, un paio di giorni fa, in nome della crisi che imperversa e del (supposto) tramonto dei confini tra destra e sinistra, ha lanciato al Pd un appello alla collaborazione.
La svolta non era poca cosa e ci si sarebbe aspettato che Caldoro la inserisse in un quadro di obiettivi ambiziosi. Alla Campania servono con assoluta priorità strategie alte, grandi progetti che chiudano la stagione delittuosa dei microinterventi, rigore meritocratico per gli incarichi pubblici.
Il governatore, però, ha imboccato una strada puramente politicistica.
Ha detto di non volere un ribaltone, ne un allargamento della maggioranza, tanto meno l`arrivo di qualche assessore democrat («la mia giunta ha lavorato benissimo»).
Dunque, dice Caldoro, si potrebbe pensare a uomini indicati dall`opposizione, i quali vadano a «gestire importanti processi nella sanità, nel lavoro, nei trasporti».
Ma, in questi termini, la svolta appare disarmante, più che coraggiosa.
Chi ha un`età ricorda che, nell`Italia del Novecento, il partito comunista era escluso dal governo, ma veniva quotidianamente coinvolto nella concreta gestione del potere, spesso votando le leggi della maggioranza (nel chiuso delle commissioni parlamentari) e partecipando alla lottizazione di aziende irizzate, apparati statali, Rai, eccetera. Una prassi oggi condannata unanimemente, a causa della sua mancanza di trasparenza e dell`effetto di chiusura corporativa che sortì sul sistema politico.
Era il leggendario consociativismo.
Ed è, più o meno, il cuore dell`apertura di Caldoro alla sinistra: un`opposizione fuori dal governo e dentro la gestione del potere.
Sembrano errori grossolani.
Le elezioni politiche sono vicine e sarebbe complicato spiegare alla gente comune la logica di certe geometrie, che appaiono riesumate dal secolo scorso.
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