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napoli chiama napoli
di MARCELLO D \'APONTE-rassegna stampa-UN PROGRAMMA DI GOVERNO PER LE PERIFERIE DEPRESSE

-fonte-
LA REPUBBLICA NAPOLI -

E' maturo il tempo che la conferenza dei capigruppo affronti la questione delle periferie con una seduta monotematica del consiglio comunale, in cui la giunta faccia pubblicamente conoscere quale programma abbia in mente di realizzare per conseguire lo sviluppo delle aree più depresse e abbandonate della città.
 
Continuare, diversamente, a declinare a ogni occasione utile la "discontinuità" con le precedenti amministrazioni diviene altrimenti un esercizio di stile fine a sè stesso, foriero di ulteriori e ben più gravi conseguenze.

D'altra parte, i contrasti all'interno del governo cittadino sulle modalità di intendere il rapporto tra soggetti pubblici e privati, e il dibattito a mezzo stampa che ne è seguito tra gli esponenti del governo cittadino, prima ancora che fosse effettuata una riflessione al proprio interno, indeboliscono l'Amministrazione e ritardano il passaggio a una fase di efficace programmazione del sistema urbano e metropolitano che sia autenticamente di respiro europeo e in grado di rendere la città più vivibile, appetibile agli investitori e competitiva con i principali scali del Mediterraneo.
 
Napoli è metropoli complessa, con straordinarie differenze tra i diversi quartieri, che però non consentono di esaltare le peculiari caratteristiche di ciascuno di essi, come avviene in altre realtà europee, bensì ne evidenziano le profonde fratture sociali, culturali ed economiche.
 
La questione urbana costituisce oggi, nuovamente, uno dei principali terreni di approccio di concreti programmi di coesione territoriale: tema tornato oggi di grande attualità, da un lato perchè la crisi economica rende indispensabile l'adozione di politiche sociali che siano in grado di accompagnare il profondo cambiamento della società attraverso l'adozione di misure di sostegno alle famiglie e ai soggetti più deboli, dall'altro allo scopo di evitare la prevalenza dell'azione, di fatto concorrenziale, delle autorità pubbliche (Autorità di bacino, Sovrintendenze, Agenzia del territorio) che, in un quadro spesso confuso di competenze, sovente finiscono con il dettarne l'agenda.
 
Una profonda revisione delle politiche pubbliche realizzate nel corso degli ultimi trent'anni è dunque ormai indispensabile e richiede uno sforzo collegiale a tutti i livelli, che non può tuttavia certamente prescindere dalla necessità di realizzare una prospettiva europea dell'abitare, in modo tale che il processo di integrazione eviti di accentuare le differenze tra soggetti che dispongano di opportunit? diverse e maggiormente articolate, aggravando quelle stesse disparit? che vorrebbe combattere.
Soprattutto, però, appare necessario formulare proposte in grado di dare dignità alle periferie urbane, da lungo tempo abbandonatee carenti di un progetto di autentica riqualificazione epiena aggregazione al resto della città, pur essendo numericamente maggioritarie rispetto ai cosiddetti quartieri-bene.
 
A Napoli e in Campania, l'adozione di misure innovative che tengano conto del fabbisogno abitativo è, ancorpiù, in grado di rimettere in moto l'economia avvilita della città e ricollocare migliala di famiglie che ancora abitano luoghi fatiscenti e inadeguati, favorendo altresì misure di integrazione con l'intero tessuto della città.
Le strade per realizzare una svolta sembrano almeno due:da un lato, l'utilizzo di fondi comunitari, che tuttavia richiedono un'inevitabile programmazione in termini di cofinanziamento e l'incremento sensibile della dismissione del patrimonio pubblico.
 
Dall'accelerazione della vendita, dopo l'intesa raggiunta dal Comune di Napoli con la Romeo, potrebbero venire nuove importanti risorse per realizzare edilizia popolare innovativa e moderna ma se del bilancio comunale 2012 ancora non v'è traccia, gli esponenti dell'Amministrazione hanno più volte dichiarato che quelle risorse saranno illogicamente utilizzate per ripianare il deficit di cassa.
 
Occorre invece puntare alla riqualificazione urbana e alla rigenerazione di interi quartieri e delle aree dimesse, a realizzare abbattimenti e ricostruzioni di alloggi ormai fatiscenti, costruiti secondo criteri superati e frutto di logiche emergenziali.
Occorre realizzare edilizia responsabile e sostenibile, in grado di adeguarsi all'esigenza di rispetto della normativa ambientale e antisismica, riequilibrare i centri urbani impoveriti dal progressivo svuotamento di funzioni e realizzare un grande programma di riuso di spazi urbani inutilizzati, di cui il Comune grande proprietario; allo scopo di renderli funzionali e fungibili da ampi strati della popolazione, migliorando sensibilmente il livello eia qualità di vita dei quartieri oggi periferici.
 
Ciò assume rilevanza ancor maggiore proprio nel momento in cui il governo dimostra l'incapacit? di predisporre misure strutturali per venire incontro alle difficoltà abitative, ma anche di intervenire con provvedimenti che superino definitivamente misure come la proroga del blocco degli sfratti che non è in grado di offrire risposte durature alla carenza di equilibrate soluzioni abitative che tengano conto delle straordinarie tensioni sociali che affliggono strati sempre più estesi della popolazione.
 
Ciò va, in definitiva, realizzato predisponendo un adeguato progetto da discutere in consiglio comunale che coinvolga tutte le categorie produttive, i costruttori e gli industriali, in una virtuosa interazione di capacità e competenze, senza tuttavia perdere di vista la necessità che tali operazioni restino sotto il controllo e la vigilanza della Pubblica amministrazione affinchè sia in grado di predisporre nuovi modelli di governarne che non siano soltanto finalizzati a realizzare misure e interventi di breve periodo, ma anche programmare gli obiettivi da realizzare pretendendo conseguenze e cambiamenti proiettati in un ragionevole futuro.
 


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