CORRIERE DEL MEZZOGIORNO -
La crisi economica sta rimettendo in movimento l'intera questione delle identità collettive.
Abbiamo passato venti anni e più a leggere la globalizzazione in termini prevalentemente culturali, come affermarsi delle differenze e della più ampia eterogeneità.
In questi vent'anni la società è stata progressivamente spogliata di politica a vantaggio di una comprensione del mondo che sembrava poter accogliere esclusivamente le dinamiche connesse alla vita individuale.
Eppure la politica è tornata a mettersi in moto.
Sotto i colpi della crisi europea possenti movimenti di massa sono oggi in cerca di rappresentanza.
Come dicevo all'inizio, la crisi economica rimette in discussione l'intera questione delle identità collettive.
Basti pensare solo allo spread, a questa misura della credibilità reciproca di sistemi economici a base nazionale.
Quello che fino a poco tempo fa sembrava un mero indice quantitativo, restituisce la vita degli individui a una dimensione dimenticata, quella di una competizione tra Stati dal cui esito la protezione della vita individuale toma con evidenza drammatica a dipendere.
L'illusione che è stata propria degli anni Novanta, di una modernizzazione come risposta permanente della società alle sfide cui era quotidianamente confrontata e di conseguenza la visione politica riformista che ne è derivata, di una società che prendeva su stessa il carico della propria trasformazione e di un' Europa che avrebbe dovuto fornire il quadro generale di questa trasformazione, questa illusione, dicevo, ? oggi una vacua tiritera.
La crisi costringe a prevedere scenari d'eccezione in cui in gioco sono non più le forme astratte della circolazione del denaro ma le grandi passioni collettive.
La crisi è essenzialmente la grande paura del crollo.
Che si tratti di uno scenario evocato ad arte per fare pressione su classi politiche nazionali recalcitranti o del sentimento diffuso di settori indifesi della popolazione, le grandi correnti della psicologia di massa tornano a rivendicare la propria centralità nel discorso politico.
Dipende dalla politica, dalla sua capacità di dare forma e di articolare la paura in un linguaggio superiore, se l'urto delle passioni collettive sarà in grado di nutrire le basi democratiche della nostra vita o di distruggerle.
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